

25. La precariet della situazione economica.

Da: D. Thomson, Storia dell'Europa moderna, Feltrinelli, Milano,
1965.

Tra il 1923 e il 1929, in Europa, le relazioni internazionali
furono caratterizzate da una relativa stabilit, cui si
accompagnarono segnali di ripresa economica in quasi tutti i
paesi. In molti casi per, come evidenzia nel seguente passo lo
storico inglese David Thomson, tale ripresa si fondava su basi
alquanto fragili. L'Inghilterra risentiva dello sconvolgimento del
commercio mondiale provocato dalla guerra ed era in particolare
danneggiata dalla concorrenza degli Stati Uniti e del
Giappone. L'economia tedesca dipendeva dai finanziamenti
stranieri. La Francia aveva incrementato le esportazioni, ma la
sua produzione, bench sensibilmente aumentata, avveniva a costi
ancora troppo elevati per potersi affermare sui mercati mondiali.
I limitati miglioramenti verificatisi nei paesi dell'Europa
orientale solo raramente determinavano significativi aumenti di
produzione e innalzamento del tenore di vita della popolazione.


Entro il 1924, gi in ogni paese erano state gettate le basi per
la rinascita economica, e perfino per la prosperit. Ma queste
basi erano assai diverse a seconda dei paesi. La prosperit
britannica, misurata dal diminuire della disoccupazione e
dall'aumento delle esportazioni, si fondava su una politica
finanziaria ortodossa, cio sulla solvibilit del paese, e sugli
strenui sforzi compiuti per conservare l'equilibrio del bilancio e
impedire l'indebolimento della sterlina. [...]I prezzi bassi, le
nuove industrie dell'automobile e della radio, il boom
dell'edilizia, la rinascita di antiche industrie come quella
navale o la meccanica dalle quali era in parte dipesa la solidit
d'anteguerra, contribuirono sia alla rinascita economica che alla
prosperit. Eppure, anche in questa rinascita c'erano degli
aspetti negativi; n essa poggiava su basi realmente solide. Il
numero dei disoccupati non scese mai sotto il milione, le
esportazioni non raggiunsero mai il livello prebellico, le nuove
industrie furono sin dall'inizio superate da quelle degli Stati
Uniti, e le vecchie, come la carbonifera e la tessile, soffrivano
di parecchi handicapitolo Impoveriti dalla guerra gli investimenti
oltre oceano, e messa in pericolo la supremazia sui mercati
mondiali, non pi dall'Impero tedesco ma dalla vigorosa
concorrenza degli Stati Uniti e del Giappone, la crescente
necessit britannica di maggiori importazioni poteva essere
equilibrata soltanto da un aumento delle esportazioni, che in tali
condizioni era estremamente difficile raggiungere. L'economia
britannica aveva terribilmente sofferto, quanto poteva soffrirne
la prima officina e cantiere del mondo, di quello sconvolgimento
del commercio mondiale che era stato provocato dalla guerra. Pur
cercando, con i governi conservatori, di difendersi con dazi
protettivi, e abbandonando le tesi del libero scambio che i
liberali e quasi tutti i laburisti consideravano ancora sacre, le
industrie britanniche erano assai meno solide di quanto non
sembrasse a prima vista.
Su basi ben diverse si fondava invece la nuova prosperit della
Germania di Weimar. Dopo avere, col crollo monetario del 1923,
praticamente rovinato la sua media borghesia e insieme annullato
tutti i debiti pubblici e gran parte di quelli privati, la
politica tedesca si fondava ora su lauti prestiti stranieri
destinati alla ricostruzione e all'ammodernamento della sua
industria. Furono anni di boom, nell'edilizia, nel riassestamento
sociale nelle imprese statali e municipali. L'economia della
Germania non poggiava sulla solvibilit finanziaria, ma sul
sistema opposto, e cio su ampi prestiti, generalmente a breve
scadenza; sicch le sue radici erano assai precarie, e sarebbe
bastata una qualsiasi scossa nella fiducia internazionale per
farle tremare e probabilmente distruggerle. Il piano Dawes entr
in vigore nel settembre 1924 e entro la fine dell'anno il governo
tedesco pot equilibrare il bilancio e ristabilire la base aurea.
La rinascita, pi o meno contemporanea, dell'Austria e
dell'Ungheria, che avevano conosciuto inflazioni simili a quella
tedesca, venne ottenuta grazie a prestiti internazionali e al
controllo finanziario della Lega delle Nazioni. Del resto, col
1924 si era avuto un netto miglioramento nelle condizioni
monetarie di tutti i paesi europei, compresi quelli scandinavi,
fra cui la Svezia era stata la prima a ritornare alla base aurea.
Da questa stabilizzazione deriv un senso di rinascita ovunque
diffuso nel 1925. [...].
L'industria tedesca attravers una fase di razionalizzazione, che
svilupp ulteriormente la tendenza, gi affiorata prima della
guerra, alla formazione di trust e cartelli giganteschi, il cui
numero, sia sul piano nazionale che su quello internazionale,
continu ad aumentare. [...].
La rinascita economica della Francia e del Belgio segu uno schema
diverso da quello britannico e da quello tedesco. Questi due
paesi, infatti, avevano ricevuto maggiori riparazioni, e dovevano
in primo luogo risolvere i problemi della stabilit finanziaria e
monetaria e della ricostruzione industriale, mentre erano assai
meno interessati al commercio mondiale. Ancora nel 1923, il
commercio estero non contava molto nella vita economica francese:
il totale di importazioni ed esportazioni superava di poco quello
del 1913. Ma durante la guerra il paese aveva iniziato un'intensa
rivoluzione industriale che continu anche dopo l'armistizio. La
perdita delle regioni pi ricche di miniere e di industrie l'aveva
costretto a sfruttare al massimo le altre risorse, e la continua
richiesta di munizioni aveva messo alla frusta le industrie
chimiche e metallurgiche. Si era sviluppata la produzione
idroelettrica per far fronte alla scarsit di carbone, e si erano
industrializzate altre regioni. Inoltre, incoraggiati dai
controlli del periodo bellico, i complessi industriali si erano
ampliati. Negli anni del dopoguerra, il riattamento e la
modernizzazione delle industrie del nord e il ritorno alla Francia
dell'Alsazia e della Lorena approfondirono questa rivoluzione. La
nuova organizzazione industriale era pi efficiente e produttiva
della vecchia, ed entro il 1927 tutte le zone distrutte erano
state ricostruite. Questa serie di innovazioni e di rinnovamenti
provoc fra il 1923 e il 1929 un'impressionante espansione della
produttivit del paese. L'affermarsi della Francia come stato
modernamente industrializzato fu l'avvenimento pi importante
nell'economia dell'Occidente europeo del primo dopoguerra; e una
delle sue conseguenze fu che il paese incominci a esportare pi
di quanto non esportasse prima. Nel 1925, gli indici della sua
produzione industriale e del suo traffico ferroviario erano pi
che raddoppiati rispetto al 1919. E a partire dal 1924 la sua
bilancia commerciale ed economica rimase in attivo. Le basi della
prosperit francese parevano pi solide e pi durature di quella
tedesca, ma anch'esse esigevano adattamenti e imponevano nuovi
problemi interni ed esteri, che la Francia si dimostr incapace o
contraria ad affrontare. piano interno, l'industrializzazione
provoc una crisi di mano d'opera che dovette essere risolta con
l'immigrazione; e fece nascere nuove tensioni fra agrari e
industriali, in quanto le radicate tradizioni di una politica
agricola protezionistica mantenevano ad alto livello il prezzo del
cibo e il costo della vita e di conseguenza anche i salari. La
Francia, quindi, incominci ad esportare con l'handicap di chi non
poteva abbassare costi e prezzi oltre un certo livello, in
un'epoca in cui per vendere sui mercati mondiali bisognava
superare concorrenti sempre pi accaniti. Per di pi, il consumo
interno era limitato, poich il potere d'acquisto dei lavoratori
non superava di molto il livello della semplice sussistenza.
Inoltre, a partire dal 1929 il commercio mondiale sarebbe entrato
in un periodo di crisi. La nemesi della Francia fu di arrivare a
un certo stadio del suo sviluppo economico proprio quando il tipo
di attivit indispensabile alla permanenza del suo benessere sub
in modo particolare le ripercussioni della crisi. Il Belgio, il
cui standard di produttivit industriale era superiore a quello
francese ritorn presto, e per le stesse ragioni, a un livello
normale; e la prosperit fu soprattutto intensa nell'agricoltura e
nelle industrie delle zone fiamminghe. Fino al 1926, in Belgio
come in Francia, il deprezzamento e l'instabilit del franco
avevano danneggiato l'intera vita economica del paese. Ma
quell'anno, la stabilizzazione monetaria port a un aumento degli
investimenti e consolid la situazione del paese. [...].
In quegli stessi anni migliorarono anche le condizioni economiche
dell'Europa orientale, soprattutto per la rinascita
dell'agricoltura e del commercio. [...] La riforma fondiaria
promossa nella valle del Danubio port a una maggiore suddivisione
della propriet terriera, e aument quindi l'indipendenza delle
singole famiglie. Ma questo solo raramente valse ad aumentare la
produzione o a migliorare le condizioni del lavoro. Le famiglie
contadine lavoravano duramente in piccoli pezzi di terra per
raggiungere un infimo livello di sussistenza. Solo in regioni pi
industrializzate e pi commercializzate, come la Cecoslovacchia
occidentale e parte della Polonia, il tenore di vita pot
veramente elevarsi. In quegli anni, i paesi danubiani
commerciarono molto fra loro. L'Austria comprava il frumento
soprattutto dall'Ungheria e dalla Romania, mentre un terzo delle
esportazioni austriache, ungheresi, cecoslovacche, romene e
iugoslave raggiungevano gli altri stati danubiani. Ma presto la
Germania riacquist gran parte delle posizioni commerciali
prebelliche, il che fin per ostacolare seriamente la rinascita
economica della regione danubiana. Quando la depressione mondiale
costrinse Germania, Austria e Cecoslovacchia a diminuire le loro
importazioni agricole, gli effetti si fecero immediatamente
sentire in tutta l'Europa orientale. Il continuo e rapido
incremento demografico, nelle condizioni obiettivamente pi dure
di quegli anni, rese ancor pi incombente la minaccia della
sovrappopolazione su queste economie ancora arretrate; e a questa
minaccia non esistevano reazioni adeguate. La gente era ancora
sottoalimentata in paesi che esportavano prodotti alimentari.
